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Ascesa alla Fagura

 

Era una fredda giornata di primavera quando .....

        decisi, entusiasti e sopratutto autorizzati, decidemmo all'unisono "andiamo". Eravamo  come sempre gli stessi   (nell'ordine Marco, Fabio e Paolo) . I preparativi furono rapidi quasi nulli, l'importante era partire. Lasciammo Palermo al sonno dei suoi abitanti e finalmente la lasciammo entrando in quelle che per me  sono culla e balia, le Creste della Quacella. Alle 8.15 arrivammo ai viadotti della Faguara sulla provinciale per piano Battaglie e dopo aver parcheggiato e preparato i nostri compagni di spalla ci tuffammo nel bosco e risalimmo il crinale che affronta le pareti delle creste passanto per il passaggio che porta su monte Daino, uno dei principi della zona. Il fiato si faceva pesante, Paolo faticava a raccontare dei suoi anni universitari, mentre Fabio già da qualche minuto  comunicava telepaticamente. Finalmente e faticosamente arrivammo sul ciglio delle creste della Quacella e Paolo,  che batteva la pista, con uno scatto caprino tento' un salto per superare un muro di qualche metro, maaaaaa............ un passo falso lo costrinse a riparare aggrappandosi ad alcune radici di faggio che dalla roccia  uscivano come vene da un corpo. Ora non e' che Paolo sia particolarmente agile, inoltre il panico al solo pensiero di avere qualche centinaio di metri di dirupo dietro le spalle lo spinsero ad annaspare e dimenarsi rischiando di spezzare quelle radici che sempre piu' sembravano secche e sottili. Che volete che vi dica, non so perche', forse perche' l'indomani doveva laurearsi o forse perche' nello zaino aveva la salsiccia da arrostire alla griglia, fatto sta che decisi di agganciarmi ad un solido ciocco di faggio e gli protesi un piede che lui vide come "fonte che vacca arsa vede".  Ahh come eravamo felici, Fabio elevo' una ode modello foco fococoniata  per l'occasione mentre io mi premurai di verificare le condizioni della salsiccia. Qualche minuto di recupero e ripartimmo per la nostra meta che poco distante ci aspettava. Dopo un frugale ma abbondante pasto decidemmo, su mia insistenza, di arrivare sulle creste che danno sul versante Ovest della Quacella da li avremmo veramente goduto di un vero panorama con l' Etna sullo sfondo. ( 1  2 3 4 5 6 7 8 ). Alle 16 prendemmo la strada di ritorno imboccando verso Nord il canalone quasi verticale, parallelo a quello di salita e tra salti sacche di raccolta di fogliame che in alcuni punti raggiungono il metro e mezzo raggiungemmo la provinciale accogliendo con tristezza il tocco dell'asfalto che per un po' avevamo dimenticato. Come al solito il ritorno fu pieno solo di ricordi pensati e le uniche parole che si riuscivano a sentire servivano ad accertarsi che il conducente fosse sufficentemente sveglio. Molti penseranno e diranno ma chi ve lo fa fare, ma ricordatevi che la prima regola del perfetto trekker (muntanaro) e' : " La montagna fa male a chi non la fa!". Beh!  dal vostro raccontatore ufficiale e' tutto, mi raccomando vi aspetto al prossimo racconto, a presto.

 

Marco Maggio Nunzio