|
Storia di un Addio
di Piero Rizzo
![]() |
Cari amici e visitatori, avrei dovuto scrivere questa memoria molto tempo fa. |
|
Il caro Marco mi aveva chiesto di ricordare, attraverso la mia scrittura, uno dei momenti più spensierati della nostra decennale amicizia, il suo addio al celibato. Lo faccio adesso, in un posto e in una situazione che allora non avrei mai potuto immaginare. Scrivo queste parole in un momento, credo, di buona ispirazione dove le parole fluiscono agili nella mente e materializzano ricordi ed emozioni. Il tutto accadde un week-end della seconda metà di Agosto del 1995. La mia memoria mi tradisce: non ricordo la data esatta! Avevamo pianificato quel week-end da un po' di tempo. Dovevamo andare in montagna, sul parco delle Madonie; quelle Madonie che Marco tanto ama e che con il tempo anche noi avevamo imparato ad apprezzare. Ma quell'Agosto del 1995, c'erano stati improvvisi e violenti temporali che rendevano la montagna pericolosa per via dei fulmini e problematica per un'eventuale alluvione del nostro accampamento di tende e coperte. E allora ripiegammo (si fa per dire) su un posto che invece io amo visceralmente, la bucolica casa di campagna in località Blandano (frazione di Buseto Palizzolo, TP). La casa è di proprietà di mio zio, la cui sconfinata generosità e altruismo mi hanno consentito negli anni di disporre di quella casa ogni qualvolta lo avessi desiderato. La formazione celebrante era così composta (in rigoroso ordine alfabetico): Io, Marco, Carlo, Paolo, Sandro. Dell'originale cosiddetto gruppo Asok mancava il solo Seby, impossibilitato a essere con noi per non ricordo quale motivo. La qualità del cibo sarebbe stata garantita dai compari Carlo e Paolo. La qualità dell'alcool sarebbe stata garantita dall'esperto sommelier Sandro. La qualità del supporto logistico sarebbe stata di competenza dei due esperti in logistica: Marco e Piero. Anni a venire l'abilità di Piero sarebbe stata messa al servizio della patria in qualità di allievo ufficiale della scuola TRAMAT dell'esercito. Non so quando, ma decidemmo di preparare la pizza, mio zio possiede un forno a legna semovente del quale un giorno forse potrete vedere le foto. E allora via con gli ingredienti. Ognuno si sbizzarrì come voleva nel prepararsi la pizza desiderata. La dose alcolica è stata assicurata dalla provvista di birra. Due casse da 24 lattine. Durante la preparazione della pasta ad opera di Carlo e Paolo, l'impavido Sandro si inoltrava per le campagne trapanesi in cerca di frutta di stagione da Rubare, con buona pace delle bestemmie mie (Piero); se ne tornò con un mellone giallo, qualche fico e grappolo d'uva. Marco invece, schiffarato da Piero, zappava fiero e altero delle conche attorno agli alberi di frutta, conche che avrebbero accolto l'acqua che lo stesso Marco avrebbe successivamente usato. Nel frattempo il fiero Piero, faceva il romanticone gustandosi il profumo di un posto per lui unico e osservando le creature vegetali che sopravvivevano in quel luogo così torrido in estate. Atto dovuto era la misurazione dell'altezza del cipresso che avevo piantato il Natale precedente, e che speravo sarebbe stato un gesto imitato dai miei cugini con altri alberi. Chiaramente, il mio fu un gesto isolato, i miei cugini apprezzarono ma non capirono il senso del mio agire. Pazienza! Fra una cazzata detta e l'altra, una pizza infornata e un brindisi con lattina in rima baciata composta dal cantastorie Sandro, la serata trascorse serena, all'aria aperta sotto le stelle. Eravamo vicini e ci volevamo bene. Oltre ovviamente Marco ognuno di noi poi nel proprio cuore aveva una ragazza cui dedicare le proprie attenzioni. Non citerò i nomi di queste ragazze per non far torto a quelle attuali (23-04-2002). A tarda sera il quintetto si frazionò. Paolo e Carlo, allora come il secchio e la corda, se ne andarono a letto; Marco, Piero e Sandro rimasero all'aperto accesero un fuoco in un braciere metallico, alimentandolo con sterpaglie, pigne, ceppi di legna (ma in maniera limitata per la mia arcinata tirchieria ecologica nell'usare la legna) e giornali. Ora è bene soffermarsi a quest'ultimo dettaglio. I giornali, intesi nel senso dei quotidiani si prestarono particolarmente bene alla "copertura". Dicesi copertura il lieve adagiamento di uno o più fogli di giornale sopra un fuoco acceso e la successiva vampata di luce e calore che ne deriva. Questo gesto, scandito dalla voce di Sandro, veniva ripetuto frequentemente (almeno 1 volta al minuto). Anche in questo caso la mia famiglia (da decenni costante lettrice di un quotidiano serio e intelligente), aveva contribuito alla buona riuscita dell'addio al celibato. Poi, dopo, anche Sandro aveva dato forfait, Marco ed io rimanemmo soli. Ed e' stato bellissimo come sempre lo è quando per me quando sto insieme al mio migliore amico Marco.Non so cosa e se parlammo di qualcosa in particolare. Ma io ero veramente tranquillo, in quel periodo avevo salute in famiglia: OK; università: Ok; ragazza: Ok; amici: Ok. Soldi: Zero, quindi quasi Ok ! Anch'io cedetti al sonno. Andai a coricarmi. Su quel letto di quella casa che, grazie al profumo e ai rumori, riconoscerei pure ad occhi chiusi. Mi trovavo in quella dolce fase chiamata dormiveglia quando Marco entrò in camera spaventato e urlando. "Piero c'e' stato un incidente, la gente urla !!" A circa 500 mt. In linea d'aria, giù nella strada qualcuno aveva sbandato con la macchina; la mia prontezza di riflessi in quell'occasione fu pari a uno scatto in salita di un bradipo. Marco propose di intervenire in soccorso; ipotesi bocciata dal fatto che alcune macchine si erano soffermate per prestare soccorso. Non credo che fu un incidente di particolare gravità, come deducemmo dal fatto che non fu menzionato né da notiziari né dai quotidiani locali. Marco, curioso di natura, (sono convinto che sarebbe potuto diventare un ottimo ricercatore se non fosse pigro per lo studio), allora propose di andare lo stesso per effettuare una "perlustrazione" per accertare la dinamica dell'incidente, ma anche gli altri che nel frattempo si erano svegliati lo mandarono a quel paese e Marco si rassegnò. La Domenica fu una bellissima giornata di sole. Ci svegliammo con calma, facemmo colazione all'aperto. Decidemmo di andare al mare alla riserva dello Zingaro. Tralascio le mie valutazioni (superpositiva) su questo posto incantevole mai a sufficienza protetto contro persone incoscienti che antepongono al benessere economico collettivo, meschini e illegali interessi personali. Dopo lo zingaro andammo a San Vito lo Capo per un gelato nella mitica gelateria "al Gabbiano" e da qui di nuovo in campagna per un'altra lauta cena (di cui però non ricordo gli ingredienti). Tornammo a Palermo nella notte tra Domenica e Lunedì. Sono trascorsi quasi 7 anni da allora. E' quasi banale dire che molte cose sono cambiate da allora; i 3/5 del gruppo ha dovuto emigrare per lavoro, i sentimenti reciproci sono pure forse cambiati. Non ripeteremo più alcuno di quell'addio al celibato anche perché Marco è l'unico che fino ad adesso si è sposato. Finisco questa memoria salutando affettuosamente i compagni di quel week-end. Spero di avere espresso anche i ricordi e le emozioni che loro conservano di quei due giorni.
|
|